
SPIETATA LENTE | La Critica Radiofonica
Oltre il microfono: la radiografia tecnica di “The Others – Gli Altri” di Emanuele Conte
Ascolta la trasmissione radiofonica originale
SpietataLente | Gli altri: La Voce e l’Orecchio secondo Emanuele Conte
C’è un paradosso antico quanto l’uomo che abita le nostre cuffie ogni volta che premiamo play. Il podcasting e la radio d’autore sono, per definizione, media intimi: una voce che parla direttamente al singolo ascoltatore, sussurrata in un isolamento quasi solipsistico. Eppure, cosa accade quando quell’unica voce decide di spalancare le porte all’elemento più caotico, salvifico e infernale della nostra esistenza? Accade quello che Emanuele Conte mette in scena in “The Others – Gli altri”, all’interno della cornice transmediale di “Words Music & Life”.
Oggi, sotto la lente spietata ma innamorata della nostra rubrica, analizziamo la poetica dell’alterità firmata da Conte. Un viaggio fatto di parole scritte per essere respirate prima ancora che lette, dove “gli altri” smettono di essere un fondale sfocato e diventano lo specchio urticante dei nostri stessi desideri.
PRIMA PARTE: L’Arte della Scrittura Radiofonica e del Podcasting
Scrivere per l’audio è un esercizio di sottrazione e di pura architettura sensoriale. Non si scrive per l’occhio, che può permettersi di tornare indietro sulla riga, di soffermarsi su un costrutto barocco, di consultare una nota a piè di pagina. Si scrive per l’orecchio: un flusso continuo, lineare, che deve agganciare l’attenzione nei primi tre secondi e non mollarla più. Emanuele Conte in questo è un artigiano d’eccezione, un autore che dimostra una comprensione millimetrica del mezzo radiofonico e del podcasting moderno.
La forza della sua scrittura globale risiede nella fusione organica tra parola, ritmo e suggestione visiva. Conte non descrive semplicemente un concetto: lo evoca attraverso immagini sinestetiche che si materializzano nella mente di chi ascolta. La sua è una “scrittura tridimensionale”, dove il silenzio tra una frase e l’altra ha lo stesso peso specifico del vocabolo pronunciato. Il ritmo non è mai monocorde; accelera nei passaggi più concitati per poi dilatarsi bruscamente, mimando il respiro umano, l’esitazione, il sussulto.
Ma il vero nucleo della maestria di Conte risiede nella creazione di “micro-storie”. Nel panorama contemporaneo del podcasting, spesso saturo di lunghe narrazioni true crime o di talk dispersivi, Conte sceglie la via più difficile e nobile: la sintesi narrativa. Le sue micro-storie sono fulmini in un cielo sereno. Sono atomi narrativi autosufficienti, parabole laiche e moderne che condensano in pochissime righe la complessità di un intero romanzo.
La tecnica è sopraffina: Conte introduce un personaggio o uno stato emotivo, ne traccia il perimetro drammatico con due o tre pennellate folgoranti e, prima che l’ascoltatore possa distrarsi, assesta il colpo di scena filosofico o la virata poetica. Questa straordinaria capacità di sintesi non impoverisce il contenuto, ma al contrario ne amplifica l’eco. La micro-storia si adatta perfettamente alla fruizione frammentata dei nostri tempi, ma rifiuta la superficialità della cultura “fast food”, lasciando nell’orecchio di chi ascolta un sapore lungo, persistente, che spinge alla riflessione ben oltre la fine dell’episodio.

SECONDA PARTE: Analisi delle Citazioni, Riflessioni e Aforismi
Per comprendere appieno la portata di questo lavoro, dobbiamo entrare nel laboratorio testuale di Conte. Esaminiamo, una per una, le sue riflessioni tratte dalla trasmissione, sviscerandone la densità intellettuale ed emotiva.
“The Others, pensieri confusamente sparsi qua e là dal conduttore, ispirati dalle note e dalle voci degli altri, perchè è proprio degli altri, the others, che oggi ascolteremo. Il solo pensiero può far sorridere, ricordare o addirittura far venire il mal di testa. Tanto, come al solito, il merito o la colpa di tutto è sempre degli altri.”
Ascolta il brano direttamente dall’autore
Significato letterale e concettuale: L’autore introduce il tema della puntata dichiarando che i suoi pensieri nascono come reazione all’arte e alle voci altrui. Stabilisce un assioma ironico ma reale: la nostra reazione psicologica agli altri varia dal sorriso al dolore fisico (il “mal di testa”), ma c’è una costante antropologica: tendiamo a scaricare all’esterno la responsabilità del nostro destino.
Valore umanistico: Rappresenta fedelmente il meccanismo psicologico di difesa universale. Gli esseri umani cercano costantemente un capro espiatorio o un salvatore esterno, faticando a riconoscere il proprio ruolo negli eventi della vita.
Implicazioni filosofiche: Qui risuona l’esistenzialismo, in particolare la celebre massima di Jean-Paul Sartre: “L’inferno sono gli altri”. Conte declina questo concetto non come una condanna assoluta, ma come un’analisi della dipendenza dell’Io dal giudizio e dall’azione del mondo circostante.
Sfumature poetiche e letterarie: Il tono ha il sapore del metaracconto. C’è un ritmo colloquiale, quasi jazzistico (“pensieri confusamente sparsi”), che contrasta splendidamente con la chiusura cinica e geometrica del periodo, tipica del disincanto letterario novecentesco.
“Sono gli altri la causa di tutte le disavventure e allo stesso tempo la soluzione di ogni problema risolvibile dagli uomini. Sono gli altri che determinano il sorriso in un’alba e il sonno ristoratore dopo il tramonto. Sono gli altri sui quali scaramanticamente non contare pur chiedendo aiuto. Sono gli altri che possono, vogliono, pretendono o permettono. Siamo noi, ognuno di noi che confuso in mezzo agli altri procura pena, danno, felicità o amore rivolgendosi agli altri, facendoli sentire all’inferno o in paradiso.”
- Significato letterale e concettuale: Un catalogo dettagliato dell’ambivalenza del legame sociale. Gli altri sono la fonte del nostro tormento e della nostra salvezza. La svolta concettuale avviene nel finale: il conduttore ribalta la prospettiva, ricordandoci che “gli altri” siamo noi per qualcun altro, agenti attivi di dolore o beatitudine.
- Valore umanistico: Esprime la fragilità e la bellezza dell’interdipendenza umana. Nessun uomo è un’isola; le nostre giornate (dall’alba al tramonto) sono emotivamente governate da come veniamo trattati e da come trattiamo il prossimo.
- Implicazioni filosofiche: È un trattato di etica della reciprocità che rimanda all’Io-Tu di Martin Buber. L’esistenza ha senso solo nella relazione. Se trattiamo l’altro come un oggetto (“pretendono o permettono”), creiamo l’inferno; se lo riconosciamo come soggetto, tocchiamo il paradiso.
- Sfumature poetiche e letterarie: La struttura è dominata dall’anafora (“Sono gli altri…”), una figura retorica tipica della poesia sacra o delle grandi litanie laiche. Questo accumulo crea una tensione crescente che si scioglie solo nell’abbraccio finale del “Siamo noi”, trasformando la prosa in un canto corale.
“È tra gli altri che trovi il paradiso ed è lì che se vuoi ritroverai chi ami, insieme alle tue speranze e ai sogni.”
- Significato letterale e concettuale: Una sintesi fulminante che ricolloca la dimensione della felicità e della memoria affettiva non in un isolamento ascetico, ma all’interno della comunità umana.
- Valore umanistico: È una dichiarazione di fede nell’amore e nelle relazioni. La speranza e i sogni non sono astrazioni mentali, ma dinamiche che prendono vita solo quando vengono condivise o dirette verso qualcuno.
- Implicazioni filosofiche: Si oppone al nichilismo e all’individualismo radicale. La ricerca della felicità (il “paradiso”) viene storicizzata e calata nel mondo reale: l’altro non è un ostacolo alla mia autorealizzazione, ma la condizione necessaria per essa.
- Sfumature poetiche e letterarie: Un aforisma purissimo, quasi lirico. La scelta del verbo “ritroverai” evoca una dimensione mitica, quasi una catabasi proustiana alla ricerca del tempo perduto attraverso i volti delle persone care.
“Cercare di capire le persone è il primo passo per mettersi veramente in contatto con gli altri, per temerli di meno, per sciogliere ghiacciai infiniti e abbattere barriere altrimenti insormontabili. Se potessi essere al tuo posto forse saprei cosa pensi. Se vedessi con i tuoi occhi forse sarebbe più chiaro per me. Se avessi la tua voce allora ti sentirei di più. Vorrei confondermi con quello che vedi e con quello che desideri, allora potrei illudermi di capirti.”
- Significato letterale e concettuale: Il testo esplora il concetto profondo di empatia. L’autore sperimenta una tensione quasi fisica verso la fusione con l’altro per superare l’incomunicabilità, pur riconoscendo l’intrinseca difficoltà dell’impresa (“potrei illudermi di capirti”).
- Valore umanistico: Fotografa il dramma umano della solitudine esistenziale e il desiderio straziante di essere compresi e di comprendere, inteso come unico antidoto alla paura del diverso (“temerli di meno”).
- Implicazioni filosofiche: Siamo nel campo della fenomenologia dell’alterità (Husserl, Levinas). Il volto dell’altro ci interpella. Il conduttore riconosce il limite della conoscenza: non potremo mai abitare l’altro totalmente, ma il mero tentativo (“l’illusione”) è l’atto etico più alto possibile.
- Sfumature poetiche e letterarie: Splendida la sequenza ipotetica (“Se potessi… Se vedessi… Se avessi…”). Questo uso del condizionale esprime un desiderio utopico. L’immagine dei “ghiacciai infiniti” offre una potente metafora visiva del freddo isolamento emotivo che solo la parola calda può sciogliere.
Una Canzone in varie versioni dal progetto “Rolling Lives (Vite Rotolanti)” nata da questi brani della trasmissione radiofonica “The Others – Gli Altri” di Emanuele Conte
Sono gli altri (Ballata)
“Riuscire a mettersi nei panni degli altri, raramente ci si riesce. È un quasi miracolo.”
- Significato letterale e concettuale: Una constatazione lapidaria sulla rarità dell’empatia assoluta nella vita quotidiana.
- Valore umanistico: Riconosce con onestà intellettuale l’egocentrismo innato della specie umana. Comprendere davvero il dolore o la gioia altrui richiede uno sforzo che va oltre la natura ordinaria delle cose.
- Implicazioni filosofiche: Il concetto di “miracolo” sposta la riflessione da un piano puramente psicologico a uno quasi mistico o spirituale. Rompere la gabbia del proprio Ego è un atto di trascendenza immanente.
- Sfumature poetiche e letterarie: Nella sua estrema brevità, questo aforisma gioca sull’espressione popolare (“mettersi nei panni”), nobilitandola attraverso l’accostamento con la categoria teologica del “miracolo”. È la poetica del quotidiano che si fa assoluto.
“Nelle nostre storie c’è una parte che per forza è affidata agli altri. I giorni, i mesi e gli anni passano, le cose succedono, alcune vite degli altri si incrociano o si scontrano con la nostra, per poi continuare ognuno sulla propria strada. Sembra che alla fine di ogni incontro non debba restare nulla da raccontare nei convivi. E invece no. Le facce, le voci e i ricordi restano stampati nella mente, come fossero pietrificati dalla potenza di un vulcano agitato per mano di un dio iracondo, dalla natura o dal tempo che non si ferma mai, dando così vita al futuro che senza pietà trascina con sé i ricordi, come fossero pietre pesanti che ti frenano o ali che ti insegnano a volare.”
- Significato letterale e concettuale: Questa è una micro-storia filosofica sul tempo e sulla memoria. Conte analizza la natura transitoria degli incontri umani: persone che entrano ed escono dalla nostra vita lasciando un’impronta indelebile, che nel futuro si trasformerà in un fardello paralizzante o in una spinta evolutiva.
- Valore umanistico: Descrive il vissuto di chiunque guardi al proprio passato: la nostalgia delle occasioni perdute, i volti di chi abbiamo amato solo per un giorno, e l’impatto psicologico che questi fantasmi hanno sulle nostre scelte presenti.
- Implicazioni filosofiche: C’è una chiara visione del tempo eraclitea (Panta rhei, il tempo che non si ferma mai) unita alla concezione bergsoniana della durata: il passato non è morto, ma è coesistente nel presente sotto forma di memoria che plasma l’azione futura (le “ali” o le “pietre”).
- Sfumature poetiche e letterarie: È forse il brano drammaticamente più alto. L’immagine del vulcano e del “dio iracondo” conferisce un tono epico e mitologico all’esperienza psicologica del ricordo. La dicotomia finale tra “pietre pesanti” e “ali” chiude il testo con un’efficacissima antitesi classica.
“A volte sprechiamo i giorni per mostrare agli altri chi siamo, elaboriamo progetti audaci, rischiamo oltremodo, facciamo discorsi impegnativi e spesso non ci rendiamo conto che complichiamo le cose in cambio di niente, quando invece basta lasciarsi liberi di essere così, come ci viene.”
Ascolta il brano direttamente dall’autore
- Significato letterale e concettuale: Una critica all’iper-attivismo sociale e alla continua ricerca di approvazione esterna. L’autore contrappone la complessità artificiale delle maschere sociali alla semplicità liberatoria dell’autenticità.
- Valore umanistico: Tenta di liberare l’ascoltatore dall’ansia da prestazione sociale, una patologia tipica della modernità dove l’apparire ha surclassato l’essere.
- Implicazioni filosofiche: Si avverte l’eco della filosofia taoista del Wu wei (l’agire senza sforzo) e la critica di Heidegger all’esistenza inautentica dominata dal “Si” (il si dice, si fa, ci si mostra).
- Sfumature poetiche e letterarie: Il tono si fa intimo, quasi confidenziale. La lingua abbandona i picchi epici per farsi piana, terapeutica. Il finale (“così, come ci viene”) ha la leggerezza calviniana della spontaneità ritrovata.
The others – Symphosoul style (Lingua Inglese)
The Others – Gli Altri – Versione Spiritual (Lingua Inglese)
Sono gli altri (Klasspop vision)
Continuamdo con l’analisi dei testi di questa trasmissone radiofonica da parte di “Spietata Lente” di Kasspop.it
Ascolta alcune delle seguenti riflessioni direttamente dall’a fonte’autore
“Noi e gli altri siamo in tanti, siamo sempre di più, urliamo con tutta la voce che abbiamo, facciamo quello che vogliamo senza ascoltare lo spazio che ci accoglie fra la terra e il cielo. Noi, e gli altri come noi, facciamo confusione, lottiamo in una battaglia senza fine, incuranti dello spazio che sta fra la terra e il cielo.”
- Significato letterale e concettuale: Una lucida disamina del caos contemporaneo. L’aumento demografico e l’individualismo sfrenato creano una cacofonia (“urliamo”, “facciamo confusione”) che ci rende ciechi e sordi nei confronti dell’armonia cosmica e dell’ambiente.
- Valore umanistico: Racconta la nevrosi collettiva della civiltà urbana e mediatica, dove la lotta per l’affermazione del sé calpesta la sacralità del contesto in cui viviamo.
- Implicazioni filosofiche: È una riflessione di stampo ecologico ed esistenziale. L’uomo ha dimenticato il suo essere-nel-mondo come custode, preferendo porsi come dominatore violento e rumoroso, ignorando la dimensione metafisica (lo “spazio tra terra e cielo”).
- Sfumature poetiche e letterarie: Il testo è costruito sulla ripetizione ossessiva della polarità “terra e cielo”, che funge da confine sacro violato dalla sguaiatezza umana. Il contrasto tra il rumore dell’urlo umano e il silenzio solenne del cosmo è di grande impatto drammatico.
“Gli altri siamo noi, siamo in tanti quanti gli alberi di una foresta in mezzo alla quale ci perdiamo, una foresta che in certi tratti è piena di insidie, ma a suo modo accogliente, abbondante di cibo, riparo e acqua da bere.”
- Significato letterale e concettuale: La massa umana viene qui ridescritta attraverso una metafora naturalistica: una foresta. La collettività è labirintica e pericolosa, ma possiede intrinsecamente le risorse per la sopravvivenza del singolo.
- Valore umanistico: Rappresenta la duplice natura della società: essa può alienarci e farci perdere l’identità, ma è anche l’unico luogo dove possiamo trovare solidarietà, sostentamento e calore umano.
- Implicazioni filosofiche: Ricorda la concezione aristotelica dell’uomo come zoon politikon (animale sociale). Non possiamo prescindere dalla foresta/società; la nostra stessa natura si realizza solo perdendosi e ritrovandosi in essa.
- Sfumature poetiche e letterarie: La metafora della foresta (che evoca inevitabilmente l’incipit dantesco) viene qui ribaltata: la selva non è solo oscura, ma è anche “accogliente” e “abbondante”. La prosa si fa pastorale, quasi bucolica.
Una canzone ispirata da questo passo della trasmissione – Una foresta di gente (Symphosoul Style) – Rolling Lives Project
“Noi e tutti gli altri siamo venuti al mondo, a volte per l’amore di qualcuno, altre volte per caso o controvoglia, altre ancora per l’avverarsi di un desiderio. Ma c’è un uomo nato per mostrarci una strada di felicità, per dirci che il bello può essere in ogni nostra cellula e in ogni atomo del mondo. Riferendosi a Gesù”
- Significato letterale e concettuale: Conte mappa le diverse e spesso casuali origini della nascita umana per poi focalizzarsi su una figura storica e spirituale specifica, Gesù, inteso come catalizzatore di una rivoluzione della gioia e della percezione del sacro nella materia.
- Valore umanistico: Intercetta il bisogno universale di senso di fronte alla casualità dell’esistenza (“per caso o controvoglia”) e il desiderio di trovare un modello di amore e bellezza incarnata.
- Implicazioni filosofiche e teologiche: È un’interpretazione immanentista del divino. Cristo non è visto come un giudice ultraterreno, ma come colui che rivela la sacralità intrinseca del mondo fisico (“in ogni nostra cellula e in ogni atomo”). Una teologia della bellezza e della materia che risuona con il pensiero di Teilhard de Chardin.
- Sfumature poetiche e letterarie: Il passaggio dalla contingenza terrena (il caso, il desiderio) all’universalità della particella atomica crea un bellissimo effetto di zoom cosmico, unendo la mistica alla terminologia scientifica moderna.
“Io sono il male, mi chiamo indifferenza, dimoro nelle vite degli altri, cammino con le gambe dell’egoismo, non vedo la disperazione e parlo con la voce di tanti che fanno il mio gioco, regno indisturbato sul mondo, dispensando dolore e facendo credere di essere cosa buona e giusta.”
- Significato letterale e concettuale: Una potente personificazione del Male, identificato non in una forza sovrannaturale, ma nell’indifferenza quotidiana. Essa si maschera da normalità o da pragmatismo (“facendo credere di essere cosa buona e giusta”).
- Valore umanistico: Colpisce al cuore la piaga etica più dolorosa della nostra società contemporanea: l’apatia sociale, il girare lo sguardo dall’altra parte di fronte alla sofferenza altrui per tutelare il proprio piccolo benessere.
- Implicazioni filosofiche: È la perfetta traduzione poetica del concetto di “Banalità del male” di Hannah Arendt. Il male non è grandioso o demoniaco; è burocratico, silenzioso, cammina con le gambe della gente comune che si dichiara “neutrale”.
- Sfumature poetiche e letterarie: Questo è un monologo teatrale in miniatura. L’uso della prima persona singolare (“Io sono il male”) conferisce al testo un’energia drammatica e perturbante, degna dei grandi cattivi della letteratura shakespeariana.
“In certi momenti gli altri hanno l’abilità di farci sentire fuori posto, di metterci in difficoltà. Alcuni degli altri sono senza pietà, peccato per loro, perché se un giorno aprissero il loro petto per il bisogno di farci vedere che hanno un cuore difficilmente riusciremmo a vederlo, perché l’indole non mente, non riesce a farlo mai, anche se porta una maschera.”
- Significato letterale e concettuale: Il testo analizza la crudeltà sociale e l’ipocrisia. Esistono individui che traggono potere dal disagio altrui; anche se tentassero di simulare empatia, la loro reale natura cinica rimarrebbe visibile sotto la finzione.
- Valore umanistico: Valida l’esperienza dolorosa dell’esclusione e del bullismo psicologico, offrendo però una chiave di riscatto: la compassione per il carnefice (“peccato per loro”), la cui aridità interiore è una condanna autoinflitta.
- Implicazioni filosofiche: La dialettica tra essenza e apparenza, tra l’indole autentica e la “maschera” sociale (un tema cardine che va da Schopenhauer a Pirandello). Conte sposa una visione determinista dell’etica individuale: l’essenza profonda alla fine emerge sempre.
- Sfumature poetiche e letterarie: L’immagine iperbolica e quasi gotica dell’aprire il petto per mostrare il cuore crea un corto circuito visivo potente, trasformando una riflessione psicologica in una scena da dramma espressionista.
“Quando stiamo in mezzo agli altri e non ci sentiamo al nostro posto, possiamo fare tutti gli sforzi del mondo, ma nulla accadrà che possa farci sentire bene, è quando diciamo: “d’ora in poi non m’importa di quello che pensano gli altri, d’ora in poi non vedrò più le occhiate malevoli di altri pesci fuor d’acqua senza un piano di fuga, d’ora in poi sarò felice, d’ora in poi scalerò le montagne dei desideri e sorvolerò gli oceani che mi separano da me”.”
- Significato letterale e concettuale: Il manifesto della liberazione del Sé. Il benessere non deriva dal tentativo disperato di integrarsi in un contesto alienante, ma dall’atto di rottura radicale con il giudizio altrui per intraprendere il viaggio verso la propria autenticità.
- Valore umanistico: Rappresenta il momento di svolta esistenziale che molti provano quando decidono di smettere di compiacere il mondo per iniziare finalmente a vivere secondo le proprie regole.
- Implicazioni filosofiche: È il processo di individuazione di Carl Gustav Jung o il concetto nietzschiano di diventare ciò che si è. La vera distanza da colmare non è quella dagli altri, ma gli “oceani che mi separano da me”.
- Sfumature poetiche e letterarie: Il brano subisce un’accelerazione lirica straordinaria attraverso la ripetizione della formula mantrica “d’ora in poi”. La chiusura si apre a immagini epiche e avventurose (montagne, oceani), trasformando l’emancipazione psicologica in un’odissea geografica dell’anima.
“È fra gli altri che troviamo le gioie e le pene, ed è lì, tra gli altri, che troveremo la persona che ce le farà provare. Non c’è dubbio, meglio non temere, lasciarsi andare e rischiare, piuttosto che la solitudine.”
- Significato letterale e concettuale: Una esortazione al coraggio relazionale. Nonostante gli altri siano portatori sani di sofferenza (“pene”), sono anche l’unica via per l’estasi (“gioie”). L’autore sceglie deliberatamente il rischio dell’incontro rispetto alla sicurezza sterile dell’isolamento.
- Valore umanistico: Parla direttamente alla paura universale del rifiuto e del dolore sentimentale, offrendo una spinta terapeutica verso l’apertura all’altro.
- Implicazioni filosofiche: È il rifiuto dell’atarassia stoica (l’assenza di passioni per non soffrire) a favore di un vitalismo etico. La vita degna di essere vissuta è quella esposta all’impatto con l’altro.
- Sfumature poetiche e letterarie: La struttura ha la chiarezza di una massima morale d’altri tempi, ma si colora di romanticismo moderno nella confessione di vulnerabilità racchiusa nel verbo “lasciarsi andare”.
“E tra gli altri ci sono anche gli amici, perché gli amici stanno in mezzo alle altre persone, a volte non li riconosciamo subito, altre volte li confondiamo con gli opportunisti, ma i veri amici ci sono, e quando li troviamo è come spiccassimo il volo, è come se tutte le preghiere del mondo venissero esaudite.”
- Significato letterale e concettuale: La conclusione del viaggio nell’alterità si posa sull’amicizia. L’amico è colui che viene estratto dalla massa indistinta degli “altri” dopo un processo di discernimento, portando una salvezza esistenziale paragonabile a un miracolo divino.
- Valore umanistico: Celebra il valore salvifico dell’amicizia elettiva, quella forza capace di sanare le ferite provocate dalle “occhiate malevoli” descritte in precedenza.
- Implicazioni filosofiche: Ci riporta all’importanza dell’amicizia nella filosofia classica (l’Antidoto di Epicuro o il De Amicitia di Cicerone). L’amico non è un legame di sangue, ma una scelta dello spirito che nobilita l’esistenza.
- Sfumature poetiche e letterarie: La chiusura è di una bellezza commovente. L’iperbole del “volo” e la similitudine con “tutte le preghiere del mondo esaudite” conferiscono all’amicizia una dimensione sacra e metafisica, chiudendo il cerchio di “The Others – Gli altri” non con il cinismo del gioco malvagio, ma con la redenzione della grazia umana.
Ascolta la panoramica su “The Others – Gli Altri” di Emanuele Conte a cura dell’AI NotebookLM
Le canzoni tratte da questa trasmissiione radiofonica sono state interpretate nell’amb ito del progetto Rolling Lives – Vite rotolanti


