
SPIETATA LENTE | La Critica Radiofonica
Oltre il microfono: la radiografia tecnica di “The Others – Gli Altri” di Emanuele Conte
Ascolta la trasmissione radiofonica originale

La radio di oggi è satura di ritmi frenetici e rumori di fondo, “The Others – Gli Altri”, il programma scritto e condotto da Emanuele Conte, si distingue come un trionfo di precisione anche nella regia. Questa prima analisi della nostra Spietata Lente spoglia la trasmissione della sua veste tematica per concentrarsi esclusivamente sulla sua architettura tecnica e strategia narrativa. Il magnetismo dello show, infatti, parte innanzitutto da un uso magistrale del mezzo.
L’Ingegneria del Silenzio e il Teatro della Mente
Emanuele Conte opera per sottrazione, sfidando il “tutto pieno” della radio mainstream attraverso due pilastri tecnici:
- La gestione dei pesi acustici: La conduzione rifiuta la finta confidenzialità e la goliardia tipica della radio di flusso. Il tempo di emissione della voce ha una cadenza ipnotica e sfrutta l’arma radiofonica più rara: la pausa. Il silenzio non è mai un vuoto, ma punteggiatura drammatica. Il sound design, inoltre, non fa da semplice sfondo: la musica si insinua nelle crepe del testo, prolungandone la risonanza emotiva.
- La scrittura per l’orecchio: La struttura non segue la logica del talk show, ma quella del flusso di coscienza controllato. Attraverso frasi brevi e immagini sinestetiche, la scrittura di Conte attiva il “teatro della mente”, accorciando le distanze geometriche tra il microfono e l’ascoltatore per creare un’intimità quasi fisica.
The Others si dimostra una macchina radiofonica impeccabile, capace di fare avanguardia tornando alla purezza espressiva del mezzo.
Introduzione e inizio della narrazione radiofonica
Ascolta il brano direttamente dall’autore
Il Testo originale:
The Others, pensieri confusamente sparsi qua e là dal conduttore, ispirati dalle note e dalle voci degli altri, perchè è proprio degli altri, the others, che oggi ascolteremo. Il solo pensiero può far sorridere, ricordare o addirittura far venire il mal di testa. Tanto, come al solito, il merito o la colpa di tutto è sempre degli altri.
Sono gli altri la causa di tutte le disavventure e allo stesso tempo la soluzione di ogni problema risolvibile dagli uomini.
Sono gli altri che determinano il sorriso in un’alba e il sonno ristoratore dopo il tramonto.
Sono gli altri sui quali scaramanticamente non contare pur chiedendo aiuto.
Sono gli altri che possono, vogliono, pretendono o permettono.
Siamo noi, ognuno di noi che confuso in mezzo agli altri procura pena, danno, felicità o amore rivolgendosi agli altri, facendoli sentire all’inferno o in paradiso.
Continuiamo l’analisi approfondita dei brani della trasmissione radiofonica “The Others – Gli altri” di Emanuele Conte, suddivisa secondo quattro profili: umanistico, filosofico, poetico e della narrazione radiofonica.
1. Profilo Umanistico
L’intera riflessione si muove nel solco dell’Umanesimo relazionale. L’essere umano non è inteso come un’isola autosufficiente, ma come un nodo di una rete imprescindibile.
- L’Altro come specchio e misura: L’umanesimo di Conte non è idealizzato o ingenuo; riconosce che gli altri sono contemporaneamente “la causa di tutte le disavventure e la soluzione di ogni problema”. C’è una profonda comprensione della fragilità umana: l’uomo si realizza, si ferisce e si guarisce solo attraverso i suoi simili.
- La centralità dell’empatia: Il testo individua nel “cercare di capire le persone” il motore del progresso umano ed emotivo. Lo sforzo di superare l’egocentrismo per “sciogliere ghiacciai infiniti e abbattere barriere” è il fulcro dell’etica umanistica classica: la tolleranza e la vicinanza nascono dalla conoscenza dell’altro.
2. Profilo Filosofico
I brani dialogano apertamente con alcune delle più grandi correnti della filosofia novecentesca, in particolare l’Esistenzialismo e la Fenomenologia dell’Alterità.
- Il superamento di Sartre: La frase “Siamo noi… facendoli sentire all’inferno o in paradiso” e “È tra gli altri che trovi il paradiso” risuonano come una risposta diretta e un ribaltamento della celebre massima di Jean-Paul Sartre nell’opera A porte chiuse (“L’inferno sono gli altri”). Per Conte, l’alterità è ambivalente: gli altri possono essere l’inferno, ma sono anche l’unico luogo in cui risiede il paradiso, la speranza e il ricongiungimento amoroso.
- L’inaccessibilità dell’Io (Lévinas e Husserl): I versi “Se potessi essere al tuo posto… allora potrei illudermi di capirti” affrontano il problema filosofico dell’invalicabilità della coscienza altrui. Conte definisce la perfetta empatia (“mettersi nei panni degli altri”) un “quasi miracolo”. C’è la consapevolezza filosofica che l’altro rimarrà sempre, in parte, un mistero inaccessibile; l’unica cosa che possiamo fare è illuderci di capire, accettando questo limite con umiltà.
- L’Autenticità: L’ultimo frammento richiama il concetto heideggeriano di “vita autentica” contro la “vita inautentica” (il Si impersonale, il vivere per mostrare agli altri chi siamo). Complichiamo l’esistenza per dare una certa immagine di noi, quando la via della verità filosofica e personale risiede nel “lasciarsi liberi di essere così, come ci viene”.
3. Profilo Poetico
La scrittura di Conte possiede una forte carica lirica, caratterizzata da immagini suggestive e da un ritmo marcatamente cadenzato.
- La struttura anaforica: La prima parte è retta dall’anafora “Sono gli altri…”, un espediente poetico che martella la mente dell’ascoltatore, creando un crescendo emotivo e concettuale che si risolve nel ribaltamento finale: “Siamo noi, ognuno di noi confuso in mezzo agli altri”.
- La poetica del frammento e della memoria: L’immagine dei ricordi e delle facce “pietrificati dalla potenza di un vulcano” è di straordinaria forza visiva. Richiama il mito (il “dio iracondo”) e l’archetipo di Pompei: l’incontro con l’altro, anche se fugace, lascia un’impronta indelebile, una statua di pietra nella memoria.
- L’antitesi e l’ossimoro: Il testo vive di contrasti poetici laceranti e bellissimi: alba/tramonto, inferno/paradiso, incrociarsi/scontrarsi. La chiusura della sezione sulla memoria gioca sulla doppia natura del passato, condensata in una splendida metafora bipolare: i ricordi come “pietre pesanti che ti frenano” o “ali che ti insegnano a volare”.
4. Profilo della Narrazione Radiofonica
Dal punto di vista del mezzo espressivo, questo testo è pura scrittura per l’orecchio (Audio Writing). La radio richiede dinamiche specifiche che Conte padroneggia perfettamente.
- Il ritmo e le pause (il “respiro” radiofonico): Le frasi brevi, ipotattiche (“Se potessi… Se vedessi… Se avessi…”), sembrano scritte per essere scandite dal microfono, lasciando lo spazio acustico per tappeti musicali evocativi. La ripetizione delle strutture permette all’ascoltatore di non perdere il filo del discorso, compensando la natura volatile dell’ascolto radiofonico.
- La creazione di intimità (Il “Tu” e il “Noi”): Il conduttore radiofonico parla a migliaia di persone, ma dà l’impressione di parlare a uno solo. Il passaggio continuo dal “Noi” universale (“Nelle nostre storie…”) al “Tu” intimo (“al tuo posto… cosa pensi”) crea un aggancio empatico immediato. Chi ascolta si sente chiamato in causa in prima persona.
- Evocazione visiva attraverso il suono: Non potendo mostrare immagini, la radio deve farle vedere attraverso la parola. Espressioni come “sciogliere ghiacciai infiniti”, “l’alba”, “il sonno ristoratore”, o il “vulcano agitato” colmano il vuoto visivo del mezzo radiofonico, attivando il cinema mentale dell’ascoltatore e trasformando il flusso di parole in un’esperienza multisensoriale.
Il testo originale di questo frammento della trasmissione radiofonica
Sono gli altri la causa di tutte le disavventure e allo stesso tempo la soluzione di ogni problema risolvibile dagli uomini.
Sono gli altri che determinano il sorriso in un’alba e il sonno ristoratore dopo il tramonto.
Sono gli altri sui quali scaramanticamente non contare pur chiedendo aiuto.
Sono gli altri che possono, vogliono, pretendono o permettono.
Siamo noi, ognuno di noi che confuso in mezzo agli altri procura pena, danno, felicità o amore rivolgendosi agli altri, facendoli sentire all’inferno o in paradiso.
È tra gli altri che trovi il paradiso ed è lì che se vuoi ritroverai chi ami, insieme alle tue speranze e ai sogni.
Cercare di capire le persone è il primo passo per mettersi veramente in contatto con gli altri, per temerli di meno, per sciogliere ghiacciai infiniti e abbattere barriere altrimenti insormontabili.
Se potessi essere al tuo posto forse saprei cosa pensi.
Se vedessi con i tuoi occhi forse sarebbe più chiaro per me.
Se avessi la tua voce allora ti sentirei di più.
Vorrei confondermi con quello che vedi e con quello che desideri, allora potrei illudermi di capirti.
Riuscire a mettersi nei panni degli altri, raramente ci si riesce. È un quasi miracolo.
Nelle nostre storie c’è una parte che per forza è affidata agli altri.
I giorni, i mesi e gli anni passano, le cose succedono, alcune vite degli altri si incrociano o si scontrano con la nostra, per poi continuare ognuno sulla propria strada.
Sembra che alla fine di ogni incontro non debba restare nulla da raccontare nei convivi.
E invece no. Le facce, le voci e i ricordi restano stampati nella mente, come fossero pietrificati dalla potenza di un vulcano agitato per mano di un dio iracondo, dalla natura o dal tempo che non si ferma mai, dando così vita al futuro che senza pietà trascina con sé i ricordi, come fossero pietre pesanti che ti frenano o ali che ti insegnano a volare.
A volte sprechiamo i giorni per mostrare agli altri chi siamo, elaboriamo progetti audaci, rischiamo oltremodo, facciamo discorsi impegnativi e spesso non ci rendiamo conto che complichiamo le cose in cambio di niente, quando invece basta lasciarsi liberi di essere così, come ci viene.
Una Canzone in varie versioni dal progetto “Rolling Lives (Vite Rotolanti)” nata da questi brani della trasmissione radiofonica “The Others – Gli Altri” di Emanuele Conte
Sono gli altri (Ballata)
The others – Symphosoul style (Lingua Inglese)
The Others – Gli Altri – Versione Spiritual (Lingua Inglese)
Sono gli altri (Klasspop vision)
Continuamdo con l’analisi dei testi di questa trasmissone radiofonica da parte di “Spietata Lente” di Kasspop.it
L’Io e la Moltitudine
Il testo originale:
È inevitabile, in mezzo al mare di gente – che sono gli altri – sta la persona che vorresti stringere a te per sempre, ma scopri che a volte tocca lasciarla andare; è in quei momenti che ti accorgi di quanto sia prezioso il tempo dell’affetto e in mezzo all’infinito mare degli altri continuerai a cercarla, per sempre.
Noi e gli altri siamo in tanti, siamo sempre di più, urliamo con tutta la voce che abbiamo, facciamo quello che vogliamo senza ascoltare lo spazio che ci accoglie fra la terra e il cielo. Noi, e gli altri come noi, facciamo confusione, lottiamo in una battaglia senza fine, incuranti dello spazio che sta fra la terra e il cielo.
Gli altri siamo noi, siamo in tanti quanti gli alberi di una foresta in mezzo alla quale ci perdiamo, una foresta che in certi tratti è piena di insidie, ma a suo modo accogliente, abbondante di cibo, riparo e acqua da bere.
1. Profilo Umanistico
Dal punto di vista umanistico, il testo esplora la tensione fondamentale dell’esistenza: il bisogno umano di connessione profonda in un mondo sovraffollato.
- L’alienazione e l’unicità: Il “mare di gente” non è solo uno sfondo, ma una condizione esistenziale. In questa massa indistinta, l’essere umano cerca disperatamente un punto di riferimento, l’alter ego capace di dare senso al tutto (“la persona che vorresti stringere”).
- La vulnerabilità: L’accettazione del dover “lasciare andare” fotografa una delle più grandi lezioni dell’umanesimo: la finitezza dei legami fisici e la preziosità del tempo speso nell’affetto.
- L’antropocene acustico e visivo: Nel secondo brano emerge l’umanità contemporanea, che “fa confusione” e “urla”. È la descrizione di un’umanità che ha perso il senso del limite, che consuma lo spazio vitale senza comprenderne il valore sacro.
2. Profilo Filosofico: Alterità, Identità e Natura
Sotto il profilo filosofico, i frammenti dialogano con correnti che vanno dall’esistenzialismo all’ecosofia.
- Il paradosso dell’Alterità (Levinas e Sartre): L’assunto “Gli altri siamo noi” ribalta la prospettiva sartriana dell’inferno degli altri. Conte suggerisce un’interdipendenza radicale: l’altro non è il mio limite, ma il mio specchio. Siamo fili della stessa trama.
- La perdita del Sacro (Lo Spazio tra la Terra e il Cielo): Questo concetto richiama il Gevierte (il Quadrato) di Martin Heidegger, in cui l’uomo abita poeticamente il mondo tra terra, cielo, divini e mortali. Lottare “incuranti dello spazio che sta fra la terra e il cielo” significa aver dimenticato la dimensione verticale dell’esistenza, appiattendosi su una linearità fatta solo di scontri e bisogni materiali.
- La Metafora della Foresta: La selva (di dantesca memoria) in cui “ci perdiamo” rappresenta la complessità del vivere sociale. È un sistema ecologico e filosofico: la foresta toglie l’orientamento (perdersi), ma è l’unica che offre “cibo, riparo e acqua”. La società degli altri è dunque pericolosa ma vitale.
3. Profilo Poetico: Il Mare, la Selva e il Silenzio Mancato
La scrittura di Conte è fortemente evocativa e si affida a immagini archetipiche potenti.
- Il Mare degli Altri: Il mare è tradizionalmente simbolo di infinito, ma qui diventa anche sinonimo di dispersione. La ricerca perenne (“continuerai a cercarla, per sempre”) assume i tratti del mito dell’eroe romantico, condannato a una spinta ideale (lo Streben tedesco) che non si esaurisce con la perdita fisica.
- Il Contrasto Acustico: Vi è una forte carica poetica nel contrasto tra l’urlo della massa (“urliamo con tutta la voce che abbiamo”) e il silenzio intimo del ricordo del primo brano. La poesia del testo risiede in questa frizione tra il frastuono del mondo e il sussurro del sentimento.
- La Foresta Accogliente: L’uso dell’ossimoro visivo (piena di insidie / abbondante di cibo e riparo) trasforma la realtà sociale in un luogo fiabesco e primordiale, restituendo alla parola una funzione mitopoietica (creatrice di miti).
4. Profilo della Narrazione Radiofonica: Il Ritmo del Flusso
Questi testi non sono nati per la pagina scritta, ma per la voce e per l’ascolto intimo (spesso notturno o solitario) tipico della radio.
- La Cadenza e le Pause: La struttura sintattica fa largo uso di coordinate e frasi brevi intervallate da punti e virgole o congiunzioni (“Noi e gli altri siamo in tanti, siamo sempre di più…”). Questo serve al conduttore per gestire il respiro, creando pause che permettono alla musica di sottofondo (il tappeto sonoro) di penetrare nella mente dell’ascoltatore.
- La Funzione Fatica ed Empatica: Espressioni come “È inevitabile” o “Gli altri siamo noi” creano un aggancio immediato con chi ascolta. La radio accorcia le distanze: il conduttore parla al microfono a un centimetro dalle labbra, arrivando direttamente nelle cuffie o nell’abitacolo di un’auto. Le sue parole diventano una confessione sussurrata all’orecchio del singolo individuo, pur parlando della “massa”.
- Evocazione visiva per sottrazione: Non essendoci immagini, la narrazione radiofonica ricorre a parole fortemente visive (mare, cielo, foresta, alberi). Il cervello dell’ascoltatore è costretto a co-creare la scena, visualizzando la propria “foresta” o la persona che ha dovuto “lasciare andare”.
Una canzone ispirata da questo passo della trasmissione – Una foresta di gente (Symphosoul Style) – Rolling Lives Project

