
SpietataLente | Il focus sulla cultura mediatica
Da Klasspop.it, l’analisi delle forme espressive contemporanee
Ascolta la trasmissione radiofonica originale
L’architettura dell’invisibile: il suono, la parola e l’inganno nei “Giochi Malvagi” di Emanuele Conte
La radio e il podcasting contemporanei soffrono spesso di un paradosso iperbolico: l’eccesso di parole a discapito della narrazione. In un panorama saturo di talk improvvisati e di produzioni audio che si limitano a trasporre il testo scritto senza tradurlo in codice sonoro, l’opera di Emanuele Conte si staglia come un’eccezione geometrica. In particolare, il programma e podcast “Vicked Game – Giochi Malvagi” (all’interno della serie madre “Words Music & Life”) si propone come un oggetto di studio radiofonico di straordinario interesse.
Nelle righe che seguono, analizzeremo la struttura di questo format, decodificando prima la tecnica pura della scrittura per l’orecchio di Conte e, successivamente, sviscerando i suoi testi per mappare la sua personale anatomia della malvagità umana.
PRIMA PARTE: L’Arte della Scrittura Radiofonica e del Podcasting
Scrivere per la radio e per il podcasting non significa semplicemente “scrivere un testo e poi leggerlo ad alta voce”. Richiede una profonda comprensione della scrittura per l’orecchio (writing for the ear), una tecnica che trasforma la parola bidimensionale in uno spazio tridimensionale abitato dall’ascoltatore. Emanuele Conte dimostra una padronanza artigianale e teorica di questa disciplina, strutturando la parola parlata non come un saggio da leggere, ma come una partitura da visualizzare.
La sinestesia del ritmo e la suggestione visiva
Il primo pilastro dello stile di Conte è la capacità di evocare immagini nitide attraverso la gestione dei pesi sillabici e delle pause. La sua scrittura non affatica il sistema cognitivo di chi ascolta; al contrario, utilizza frasi brevi, coordinate staccate, inversioni sintattiche calcolate per dare il tempo alla mente di “creare l’immagine”. Quando Conte descrive un ambiente o uno stato d’animo, non accumula aggettivi (errore tipico della letteratura prestata all’audio), ma seleziona sostantivi ad altissimo potenziale evocativo e verbi d’azione. Il ritmo della sua prosa asseconda il battito cardiaco e il respiro: le pause (i silenzi in sceneggiatura radiofonica) diventano punteggiatura attiva, spazi in cui l’ascoltatore inserisce la propria esperienza personale.
L’ingegneria della “micro-storia”
La vera specialità di Conte nel contesto del podcasting moderno risiede tuttavia nella creazione di micro-storie. Il podcast vive di frammentazione e di attenzione selettiva; Conte risponde a questa fluidità della fruizione non accorciando banalmente i contenuti, ma verticalizzandoli.
La micro-storia coniuga la sintesi narrativa con l’impatto emotivo. In pochi minuti – talvolta in poche righe – Conte è in grado di mettere in scena un intero arco drammatico: introduce una situazione apparentemente familiare, ne ribalta il piano logico o emotivo e chiude con una riflessione aforistica che funge da detonatore concettuale. Questa tecnica fonde tre elementi chiave:
- Il gancio visuale: l’incipit cattura immediatamente l’attenzione sensoriale (un liquido, un rumore, un costume).
- Lo sviluppo emotivo: la progressione drammatica tocca corde universali (la solitudine, il tradimento, la devozione).
- La risoluzione filosofica: la chiusura che ridefinisce tutto ciò che è stato ascoltato in precedenza.
Il risultato è un’esperienza d’ascolto intimista. La voce di Conte, mediata dal microfono, non parla a una massa, ma parla al singolo individuo nelle sue cuffie, trasformando il podcast “Vicked Game” in uno specchio acustico in cui riflettere le proprie zone d’ombra.

SECONDA PARTE: Analisi delle Citazioni, Riflessioni e Aforismi
Per comprendere appieno l’universo concettuale di “Vicked Game”, è necessario operare una dissezione chirurgica dei testi originali scritti da Emanuele Conte. Ognuno di questi frammenti rappresenta un tassello di una complessa indagine sull’ambiguità morale, sui sentimenti e sulla natura dell’esistenza.
Frammento 1: La micro-storia del viaggio primordiale
“Ogni viaggio umano inizia da un posto. Prima sei in una specie di astronave dove l’ambiente è liquido, forse non serve pensare, nulla dipende da te, il tuo cuore batte seguendo l’eco di un’altro cuore più grande, tutto è buio intorno a te, ma è un’oscurità accogliente, non fa paura, quel tepore ti sente, ti comprende, sicuramente anche l’amore è lì, insieme a te, altrimenti non sarebbe tutto sbagliato, ma semplicemente innaturale. Un giorno tutto cambia, qualcosa di nuovo ti riempie i polmoni, è l’aria del mondo, un posto complicato un ambiente diverso, tutto da esplorare, lo senti già tuo, anche se in realtà eri tu ad essere già suo fin da prima, ma adesso lui ti accoglie offrendoti addirittura due mani per toccare terra con i piedi e tu lo ringrazi con un primo vagito. Tutto è andato bene, l’aria fa sì che riesci a respirare nel tuo nuovo ambiente, la luce ti colpisce, gli occhi si aprono e da lì, il tuo tempo inizia a scandire secondi, minuti, ore, giorni, gioie, ansie, speranze, attese e sentimenti. Tutto questo si alternerà per te, attraversandoti, anticipandoti o inseguendoti. Che bello essere al mondo! All’inizio vuoi vivere tutto, subito e di corsa, sembra che tu voglia vedere al più presto come andrà a finire, ma poi, con il passare del tempo, ti accorgi che il bello è andare piano, riuscire a godersi, il sole che riscalda la pelle, una carezza che parla, apprezzare l’incertezza degli eventi e della direzione vento. Pian piano impari ad assaporare quel che resta di ogni giorno, vivendo in mezzo alla gente, ma inevitabilmente da solitario esploratore.”
Ascolta il brano letto alla radio dall’autore
Significato letterale e concettuale: Il testo descrive in chiave poetica la parabola dell’esistenza umana, partendo dal concepimento e dalla vita intrauterina fino alla vecchiaia e alla maturità. Racconta lo shock della nascita (il passaggio dall’ambiente liquido all’aria), l’ardore della giovinezza che corre verso il futuro e la successiva riscoperta della lentezza e della contemplazione nelle fasi più avanzate della vita.
Valore umanistico: Il brano tocca le corde universali dell’esperienza biologica ed emotiva dell’uomo. Mette in luce il contrasto tra l’illusione giovanile di poter controllare e accelerare il tempo e la saggezza dell’età adulta, che impara ad accettare la vulnerabilità, la solitudine costitutiva dell’individuo e la bellezza delle piccole cose.
Implicazioni filosofiche: Vi è una chiara eco della filosofia del tempo. All’inizio l’uomo vive il tempo in modo lineare e frenetico, quasi volesse consumarlo; successivamente scopre il tempo qualitativo (il Kairos dei greci), imparando a stare nel presente. La definizione finale dell’uomo come “solitario esploratore” richiama l’esistenzialismo: nasciamo legati a un altro corpo, ma camminiamo nel mondo radicalmente soli nella nostra coscienza.
Sfumature poetiche e letterarie: L’analogia iniziale del grembo materno come un'”astronave dal fondo liquido” è un’intuizione fantascientifica e lirica al contempo, che de-familiarizza il noto per renderlo meraviglioso. Espressioni come “una carezza che parla” o l’immagine del tempo che “scandisce secondi… anticipandoti o inseguendoti” creano una forte personificazione del tempo, trasformandolo in un compagno di viaggio o in un cacciatore.
Frammento 2: L’origine del male
“C’è chi volontariamente, per istinto o costretto dal caso, malvagio lo è o lo diventa per davvero.”
- Significato letterale e concettuale: Una constatazione lapidaria sulle tre vie d’accesso alla malvagità: la scelta consapevole (“volontariamente”), la predisposizione biologica o caratteriale (“per istinto”) e il determinismo ambientale o traumatico (“costretto dal caso”).
- Valore umanistico: Questa frase toglie ogni alibi consolatorio all’essere umano. Ci costringe a guardare in faccia la realtà: la malvagità non è un concetto astratto o una favola per bambini, ma una componente reale, concreta e permanente della nostra specie.
- Implicazioni filosofiche: Il frammento tocca il nucleo del dibattito sul libero arbitrio contro il determinismo. Se si diventa malvagi perché “costretti dal caso” o “per istinto”, dove finisce la responsabilità morale dell’individuo? Conte non risolve il dilemma, ma fotografa la coesistenza di queste forze distruttive.
- Sfumature poetiche e letterarie: La forza del testo risiede nella sua struttura tricotomica (volontariamente / per istinto / costretto dal caso) che culmina con un avverbio e un predicato dal peso specifico enorme: “per davvero”. È una chiusura secca, priva di fronzoli, tipica dello stile giornalistico d’inchiesta.
Frammento 3: Il tradimento dell’assenza
“Chi dice di amarti ma non c’è quando ti può salvare, scopre il suo gioco malvagio. Non dimenticarti di lui.”
- Significato letterale e concettuale: L’autore definisce la natura del falso amore: la discrepanza tra le parole (“chi dice di amarti”) e l’azione concreta nel momento del bisogno (“quando ti può salvare”). L’assenza deliberata smaschera l’inganno e si configura come un atto malvagio. L’invito finale è a registrare questo dato nella memoria per autodifesa.
- Valore umanistico: È una dinamica relazionale che chiunque ha sperimentato. La delusione più cocente non arriva dal nemico giurato, ma da chi professava affetto e si tira indietro nel momento del pericolo. È un monito alla lucidità emotiva.
- Implicazioni filosofiche: Si affronta qui il tema dell’etica della responsabilità. L’amore non è un sentimento astratto o uno stato d’animo, ma un impegno etico verso l’altro. L’omissione di soccorso affettivo è descritta come una colpa morale consapevole, un “gioco” egoistico.
- Sfumature poetiche e letterarie: La frase ha la struttura tagliente e memorabile dell’aforisma classico o della sentenza latina. Il contrasto logico e lessicale tra i verbi “amarti” e “salvare” prepara il terreno per l’imperativo finale (“Non dimenticarti di lui”), che risuona come un severo comandamento morale.
Frammento 4: La malvagità come calcolo e indifferenza
“L’esistenza degli uomini è costellata di malvagità, uno strano comportamento prodotto dal ragionamento quando è insano, supponente o afflitto da paure mischiate a ferite che, cagionando dolore, cercano rimedio nell’astuzia, nell’ironia che umilia o nel mezzo sorriso che adorna le labbra dell’invidioso. Non è malvagio un leone che sbrana la preda, non è malvagio un fulmine che spacca un albero, non è malvagio il fiume che sommerge la vita cercando lo spazio che gli spetta. La malvagità sta nel cuore di chi, pur ragionando, resta immobile di fronte allo sprofondare delle vite altrui, per trarne giovamento o gradendo il sapore di un’amara soddisfazione.”
Ascolta il testo letto dall’autore
- Significato letterale e concettuale: Conte distingue la violenza naturale delle forze non umane (animali, elementi atmosferici), che rispondono a leggi biologiche o fisiche, dalla malvagità propriamente umana. Quest’ultima nasce dal pensiero, dalla paura, dal risentimento e si manifesta non solo nell’aggressione attiva, ma soprattutto nell’indifferenza calcolata e nel godimento silenzioso per la rovina altrui (la Schadenfreude).
- Valore umanistico: Il brano mette a nudo le bassezze quotidiane del comportamento sociale: l’uso dell’ironia per ferire, il sorriso ipocrita dell’invidioso, l’apatia di chi guarda qualcuno affogare senza muovere un dito. È uno specchio impietoso dei micro-crimini relazionali che commettiamo o subiamo ogni giorno.
- Implicazioni filosofiche: La riflessione si inserisce nella scia del pensiero che vede la ragione non solo come strumento di emancipazione, ma anche come amplificatore del male. La malvagità richiede intenzionalità e coscienza; per questo la natura ne è esente. Il leone obbedisce alla necessità, l’uomo malvagio sceglie l’immobilità o il sadismo psicologico.
- Sfumature poetiche e letterarie: Splendido il ricorso all’anafora nei versi centrali (“Non è malvagio… / non è malvagio… / non è malvagio…”). Questo andamento quasi biblico o lirico contrasta nettamente con la descrizione psicologica iniziale, ricca di immagini di rara precisione letteraria come “il mezzo sorriso che adorna le labbra dell’invidioso”.
Una delle canzoni tratte da questo programma
Frammento 5: La tassonomia dei sentimenti
“Nota di redazione: I sentimenti sono innumerevoli, sia positivi, come ad esempio l’amicizia, la fraternità, la pietà, la gioia, sia negativi, come la rabbia, l’odio, l’invidia.”
- Significato letterale e concettuale: Una parentesi esplicativa e didascalica che elenca e categorizza lo spettro emotivo umano in due grandi emisferi: le passioni che uniscono e costruiscono (luce) e quelle che separano e distruggono (ombra).
- Valore umanistico: Ricorda la complessità del nostro mondo interiore. L’essere umano non è monocromatico; ospita dentro di sé impulsi contrari che lottano costantemente per il predominio delle sue azioni.
- Implicazioni filosofiche: Richiama la distinzione spinoziana tra “affetti gioiosi” (che aumentano la nostra potenza di agire) e “affetti tristi” (che la deprimono). La classificazione serve a stabilire le coordinate del territorio in cui si gioca il destino etico dell’uomo.
- Sfumature poetiche e letterarie: Lo stile è volutamente asettico, da “nota a margine” o glossa enciclopedica. La sua forza sta proprio nel contrasto con la densità poetica dei testi circostanti, agendo come un punto di sosta intellettuale prima di ripartire con la narrazione emotiva.
Frammento 6: Il paradosso del gioco amoroso
“Quello dei sentimenti a volte è un gioco malvagio. Molti preferiscono non rischiare di perdere, altri vi si inoltrano architettando le strategie più astute, convinti che questo gioco sia solo questione di calcolo, di tattica, ma per vincere al malvagio gioco dei sentimenti è necessario arrendersi, consegnarsi completamente, inevitabilmente perdere, perché la vera vittoria al gioco dei sentimenti è il sacrificarsi senza avere rimpianti.”
Ascoltalo dall‘autore nel contesto originale
- Significato letterale e concettuale: Nei rapporti affettivi, chi applica la logica del calcolo e della manipolazione strategica per egoismo o paura di soffrire è destinato a fallire. L’autore ribalta le regole del gioco: in amore vince chi accetta la vulnerabilità, chi si arrende all’altro e chi accetta di “perdere” il proprio ego a favore del legame.
- Valore umanistico: Il testo affronta la paura contemporanea del coinvolgimento emotivo. Molti si difendono dall’amore trattandolo come una partita a scacchi; Conte ricorda che l’unico modo per sperimentare l’amore autentico è accettare il rischio del dolore e del dono di sé.
- Implicazioni filosofiche: È il concetto del paradosso cristiano ed esistenziale del “perdere se stessi per ritrovarsi”. La logica utilitaristica del profitto economico o sociale fallisce miseramente se applicata alla sfera dell’intimità, dove la massima vittoria coincide con il massimo dono (il sacrificio).
- Sfumature poetiche e letterarie: Il brano gioca sulla decostruzione semantica del vocabolario bellico e ludico: parole come “strategie”, “calcolo”, “tattica” e “vincere” vengono svuotate del loro significato originario per essere assimilate al loro esatto opposto: “arrendersi”, “perdere”, “sacrificarsi”.
Frammento 7: La fortezza dell’amore materno
“Sono tanti i guai del mondo, sono come dei giochi malvagi che riescono a corrompere anche gli amori più puri, gli affetti più solidi, ma non riusciranno mai a scalfire l’amore vero, quello di una vera madre. Madre è chi ti fa da madre, madre è chi ti sceglie sempre, anche senza tentare di capire dove sei diretto.”
- Significato letterale e concettuale: L’autore individua un unico baluardo immune alla corruzione del mondo: l’amore materno. Tuttavia, Conte slegando questo concetto dalla pura biologia: madre è chi compie l’atto della cura e della scelta incondizionata, offrendo supporto a prescindere dalle scelte di vita del figlio.
- Valore umanistico: Il testo ridefinisce il concetto di genitorialità in chiave puramente elettiva e affettiva. Offre un’ancora di salvezza emotiva all’ascoltatore, identificando nella figura materna (biologica o simbolica) l’archetipo dell’accettazione totale.
- Implicazioni filosofiche: Si profila qui l’idea di amore incondizionato (l’Agape greca), contrapposto all’amore condizionato dal merito o dallo scambio reciproco. La madre descritta da Conte non giudica la direzione del cammino; accetta l’esistenza stessa del figlio come valore assoluto.
- Sfumature poetiche e letterarie: La ripetizione ritmica della parola “madre” all’inizio delle proposizioni (epanalessi) conferisce al testo un andamento quasi sacro, una dichiarazione d’amore lirica che si chiude con l’efficace immagine spaziale del figlio “diretto” verso una meta sconosciuta.
Frammento 8: La trappola della procrastinazione
“Nella sala giochi dei giorni che corrono, ce n’è uno particolarmente malvagio. Non serve inserire una moneta per farlo funzionare, è il gioco del dubbio, del meglio aspettare domani, meglio provarci un’altra volta, non fidarsi di un’idea o dei propri occhi, attendere, restare in apnea, credendo di poter riemergere domani per respirare aria migliore. Ma i giorni hanno bisogno di ossigeno e movimento per non soffocare la vita.”
Ascoltalo dall‘autore nel contesto originale
- Significato letterale e concettuale: La metafora della “sala giochi” descrive la tentazione quotidiana della procrastinazione e dell’indecisione cronica. Rimandare le scelte per paura di sbagliare o per diffidenza verso se stessi equivale a smettere di respirare, bloccando lo scorrere della propria esistenza.
- Valore umanistico: È la radiografia dell’ansia generazionale e della paralisi da analisi. La tendenza a restare sospesi nell’attesa di un momento perfetto che non arriverà mai, finendo per consumare i propri giorni nell’inazione.
- Implicazioni filosofiche: Il testo dialoga strettamente con il concetto di angoscia e di scelta in Kierkegaard o Sartre. Non scegliere è già una scelta, ed è la scelta della non-vita. Il tempo esige “ossigeno e movimento”, ovvero azione e assunzione di responsabilità nel presente.
- Sfumature poetiche e letterarie: L’estensione della metafora ludica del “gioco del dubbio” in una sala giochi contemporanea crea un contrasto pop formidabile. La transizione concettuale dall’immagine tecnica del “non serve inserire una moneta” alla dimensione organico-biologica del “restare in apnea” e dell’essere privati di “ossigeno” è di straordinaria forza drammatica.

Se vuoi approfondire questo argomento vai all’articolo di Klasspop.it “Apnea parente dell’accidia”.
Ascoltalo dall‘autore nel contesto originale
Frammento 9: La fede come scudo
“Uno degli antidoti più efficaci per contrastare gli effetti negativi cagionati dai giochi malvagi del mondo e della gente è la fede, un rimedio sicuro per riprenderti con slancio dopo ogni delusione.”
- Significato letterale e concettuale: Il ritratto psicologico del manipolatore narcisista ed egocentrico. Il malvagio si maschera da salvatore, simulando empatia, amore per la natura e per l’arte per ammaliare la vittima. Una volta svelato il trucco, emergono la sua aridità, l’ossessione per il controllo (“è perfetto, è organizzato”) e la sua intolleranza alla spontaneità. Il buono autentico, al contrario, è imperfetto, fallibile, persino goffo, ma reale.
- Valore umanistico: Il brano mette in guardia dalle apparenze seduttive nelle relazioni. Ci insegna a diffidare della perfezione esibita, della cortesia calcolata da copione, invitandoci a rivalutare i difetti, le spigolosità e le fragilità altrui come marchi di autenticità e onestà umana.
- Implicazioni filosofiche: È il classico tema filosofico della scissione tra Essere e Apparenza. Il malvagio abita interamente la dimensione della messinscena (il “sipario”, il “costume”), riducendo l’altro a pubblico o preda. La bontà, non avendo scopi manipolatori, non cura l’estetica della propria maschera ed è pertanto “vera”.
- Sfumature poetiche e letterarie: La struttura drammaturgica è impeccabile. L’autore usa la tecnica del controcanto: prima evoca un’immagine lirico-romantica (“danza con te… si innamora degli occhi di un cane”), poi la demolisce con dettagli ironici e taglienti della realtà quotidiana (“non sopporta i cani… meglio abitare in centro”). Notevole la chiusura incalzante, un trittico di sentenze fulminee basate su causa-effetto (“se ti ama… se ti pretende… se è stupito…”).
- Significato letterale e concettuale: L’autore propone la fede – intesa sia in senso strettamente religioso sia come fiducia incrollabile nei confronti del senso profondo della vita o di un principio superiore – come una medicina dello spirito capace di attutire i colpi del male e permettere la rinascita interiore dopo un fallimento relazionale.
- Valore umanistico: Riconosce il bisogno umano di aggrapparsi a qualcosa che superi la contingenza del dolore immediato. La fede agisce come un ammortizzatore psicologico ed emotivo che impedisce alla delusione di trasformarsi in cinismo.
- Implicazioni filosofiche: Dal punto di vista filosofico, la fede viene vista qui nella sua funzione pragmatica ed esistenziale, non dogmatica. È la forza vitale che si oppone al nichilismo. È l’energia che permette di saltare nel vuoto oltre l’evidenza del male circostante.
- Sfumature poetiche e letterarie: Il vocabolario appartiene alla sfera medico-farmaceutica ed energetica: “antidoti”, “effetti negativi”, “rimedio sicuro”, “slancio”. Questa scelta terminologica trasforma una virtù teologale o astratta in uno strumento tecnico e dinamico di sopravvivenza quotidiana.
Frammento 10: La maschera della perfezione
“A volte il malvagio, per fare meglio il suo gioco, si veste da buono. È così che tesse la sua tela: per annullarti, per farti credere di non esistere, che è un’invenzione. Come può essere malvagio chi danza con te sia durante la tempesta che nei giorni di bonaccia? Come può essere malvagio chi si innamora degli occhi di un cane, di un tenero pensiero, di una dolce collina e danza per te qualunque sia la musica? Togli il sipario e scopri che il malvagio danza con te solo per affascinarti, per avvolgerti. Di solito non sopporta i cani, ha paura, è capace di un pensiero forbito ma mai spontaneo, e la dolce collina è solo una fastidiosa salita, meglio abitare in centro. Il malvagio è perfetto, è organizzato. Chi è buono, invece, è vero anche se a volte intemperante, imbranato, scostante e spesso veste anche male. Scolpisci nella tua mente il nome del buono al pari di quello del malvagio, perché se ti ama sarà festa, se ti pretende è un inganno, se è stupito scappa!”
Ascoltalo dall’autore
Una canzone tratta da questo argomento della trasmissione radiofonica Wicked Games – Giochi Malvagi
Frammento 11: Il corpo non mente
“Uno dei metodi più efficaci per evitare le strategie di esseri malvagi, che intendono giocare con il tuo cuore prima di divorarlo, è quello di ascoltarli andando oltre la parola. Meglio testarli a pelle, fiutarli a naso e sentirli attraverso i brividi.”
- Significato letterale e concettuale: Contro la retorica ingannevole delle parole dei malvagi, l’autore propone di affidarsi all’intelligenza somatica e sensoriale. Il corpo possiede una saggezza primordiale capace di captare il pericolo prima che la mente logica possa processarlo.
- Valore umanistico: Questo testo rivaluta l’istinto animale dell’uomo, troppo spesso represso a favore di un’analisi puramente intellettuale che ci rende facili prede della manipolazione verbale. I brividi, l’odore, l’impatto epidermico sono i nostri veri radar di sicurezza relazionale.
- Implicazioni filosofiche: C’è un netto superamento del dualismo mente-corpo di matrice cartesiana. Il corpo non è un mero contenitore della mente, ma uno strumento di conoscenza etica e di giudizio morale immediato. La carne avverte la minaccia che la parola cerca di nascondere.
- Sfumature poetiche e letterarie: La prosa si fa carnale, sensoriale, quasi ferina. I verbi utilizzati evocano una reazione animale e viscerale: “testarli a pelle”, “fiutarli a naso”, “sentirli attraverso i brividi”. La metafora del predatore (“giocare con il tuo cuore prima di divorarlo”) accentua questa atmosfera da caccia nella giungla sociale.
Frammento 12: L’armadio delle maschere sociali
“Il guardaroba di un malvagio calcolatore e opportunista è sempre pieno di costumi. Può vestirsi da benefattore, da burlone, da esperto, da saggio, da vittima, da paladino dei diritti o da camaleonte. Ma il costume che usa di più, per fare il suo gioco, è quello che lo rende invisibile, insospettabile, amorevolmente innocuo, soprattutto agli occhi delle sue prede preferite, che sono i veri invisibili: le persone semplici per le quali il talento non è spendibile, la pensione è bassa o non li riguarda, la fortuna è veramente cieca e ogni possibilità non può che trasformarsi in un’occasioni perduta.”
Ascoltalo dall‘autore nel contesto originale
- Significato letterale e concettuale: Il testo amplia l’analisi del camuffamento del malvagio, elencando i ruoli sociali che assume per manipolare l’opinione pubblica. La maschera più pericolosa è l’invisibilità della normalità. Le vittime designate di questo parassitismo sociale sono gli ultimi della terra, gli emarginati ed economicamente fragili, incapaci di difendersi dalle trappole burocratiche e psicologiche.
- Valore umanistico: Il brano assume una forte sfumatura di denuncia sociale. Sposta l’attenzione dalla sfera puramente privata a quella collettiva, mostrando come la malvagità si nutra spesso della vulnerabilità delle classi più svantaggiate, trasformando la loro debolezza in un terreno di caccia.
- Implicazioni filosofiche: Si evoca la dialettica tra potere e sottomissione. La malvagità del calcolatore si definisce in senso parassitario: ha bisogno della semplicità e dell’ingenuità altrui per prosperare. L’invisibilità del carnefice si contrappone tragicamente all’invisibilità sociale della vittima.
- Sfumature poetiche e letterarie: La metafora teatrale del “guardaroba” e dei “costumi” struttura l’intero testo. L’elenco dei ruoli (benefattore, burlone, saggio, vittima) è accumulato con precisione sociologica. Il tono vira bruscamente dal satirico al malinconico nella seconda parte, dove la descrizione della vita degli “invisibili” è resa attraverso immagini scarne ma dolorosamente realistiche (“la pensione è bassa”, “ogni possibilità… un’occasione perduta”).
Frammento 13:La Conoscenza Corporea e l’Oltre la Parola
Poiché il malvagio possiede una retorica perfetta (“pensiero forbito”), l’intelletto e l’udito non bastano per difendersi. Conte propone uno spostamento radicale verso una conoscenza sensoriale ed epidermica:
“Uno dei metodi più efficaci per per evitare le strategie di esseri malvagi, che intendono giocare con il tuo cuore prima di divorarlo, è quello di ascoltarli andando oltre la parola. Meglio testarli a pelle, fiutarli a naso e sentirli attraverso i brividi.”
Ascoltalo dall‘autore nel contesto originale
È un ritorno all’intelligenza del corpo, all’intuizione primordiale che precede la razionalizzazione. Il corpo avverte il pericolo (il brivido, l’odore, la sensazione “a pelle”) prima che la mente possa decodificare la menzogna della parola.
Frammento 14:La malvagità della distanza
“Quando due persone vogliono stare insieme, sfiorarsi mentre si parlano, annusarsi da vicino, lasciare agire i sentimenti o l’attrazione, in quei momenti la lontananza diventa quasi una malvagità compiuta dal tempo, dai chilometri e dalle cose della vita. E non ci sono email, telefoni, diavolerie digitali o pensieri più o meno inconfessabili che possono sostituire la magia del toccarsi.”
- Significato letterale e concettuale: La malvagità non è solo un attributo umano, ma può essere una proprietà delle circostanze esistenziali. Quando la distanza fisica (geografica o temporale) separa due persone che si desiderano, essa agisce come una forza crudele che mutila il bisogno primario del contatto corporeo, un vuoto che nessuna tecnologia comunicativa può colmare.
- Valore umanistico: Il testo esprime la sofferenza universale della separazione e critica implicitamente l’illusione contemporanea dell’iper-connessione virtuale. Mandare messaggi o fare videochiamate non estingue la fame di presenza fisica; al contrario, a volte ne evidenzia l’assenza.
- Implicazioni filosofiche: Una riflessione di carattere fenomenologico sul corpo e sullo spazio. La presenza dell’altro non è riducibile a un flusso di dati su uno schermo (pixel e audio), ma richiede la co-presenza fisica nello stesso spazio-tempo. La lontananza spezza questa unità corporea e viene percepita antropomorficamente come “malvagia”.
- Sfumature poetiche e letterarie: Il contrasto centrale è tra il lessico dell’intimità sensoriale (“sfiorarsi”, “annusarsi da vicino”, “magia del toccarsi”) e il gergo della modernità tecnologica (“email, telefoni, diavolerie digitali”). L’espressione “diavolerie digitali” introduce una sfumatura ironica e quasi arcaica, che squalifica lo strumento tecnologico di fronte all’assolutezza del sentimento.
Frammento 15:L’anatomia del Carnefice e della Vittima (Il Mite)
“Il malvagio si distingue dal mite per non avere ripensamenti, ha sempre in tasca la mappa per raggiungere l’uscita di sicurezza e corre veloce sulla via di fuga dopo ogni misfatto, porta sempre con sé il prontuario delle giustificazioni, non ha mai momenti di tristezza ma solo qualche fulmine di rabbia che trattiene a fatica, con fredda determinazione e coprendolo di parole o silenzi.
Il mite, la persona buona, sa capire quando è stata malvagia, conosce la tristezza, quell’emozione che arriva all’improvviso come una leggera fitta tagliente, che unita al pentimento lo fa piegare sotto il peso dei propri errori e nell’attesa del perdono o della riparazione ricorda le persone offese e le perdute occasioni di serenità.
La persona mite sa, cosa c’è dentro alla propria anima.”
- Significato letterale e concettuale: La chiusura ideale del programma è un dittico speculare che mette a confronto due tipologie umane antropologiche: il malvagio e il mite. Il primo è caratterizzato da un’assenza totale di senso di colpa, da una pianificazione cinica della fuga e dall’incapacità di provare autentico dolore (sostituito dalla rabbia narcisistica). Il secondo, invece, pur commettendo errori, è dotato di auto-consapevolezza, sperimenta la tristezza del pentimento e cerca la riconciliazione morale con chi ha ferito.
- Valore umanistico: Questo testo offre una chiave di lettura fondamentale per l’auto-analisi. Non divide il mondo in modo manicheo tra creature perfette e mostri: persino il mite “sa capire quando è stata malvagia”. La differenza risiede nella capacità di guardarsi dentro, di provare rimorso e di assumersi la responsabilità del dolore causato.
- Implicazioni filosofiche: È uno studio sull’etica della coscienza e del rimorso. Il malvagio vive in una condizione di radicale alienazione interiore; la sua mente è rivolta solo all’esterno (la mappa, le giustificazioni, la fuga). Il mite possiede invece una profonda vita interiore; abita la propria anima, accetta il dolore del pentimento e riconosce l’alterità come un valore da preservare o riparare.
- Sfumature poetiche e letterarie: Il dittico è costruito su simmetrie perfette e contrasti lessicali studiati. Da un lato abbiamo oggetti freddi e geometrici per il malvagio (“la mappa”, “l’uscita di sicurezza”, “il prontuario delle giustificazioni”); dall’altro abbiamo metafore organiche e dolorose per il mite (“una leggera fitta tagliente”, “piegare sotto il peso”). La chiusura finale, con quella virgola che isola il verbo (“La persona mite sa, cosa c’è…”), mima graficamente e ritmicamente la pausa riflessiva dell’esame di coscienza, lasciando cadere l’ultima parola (“anima”) nel silenzio definitivo dell’ascoltatore.
Con questo corpus di riflessioni, Emanuele Conte non si limita a fare intrattenimento radiofonico o divulgazione psicologica. Attraverso “Vicked Game”, firma un trattato morale per l’orecchio moderno, ricordandoci che il gioco più malvagio di tutti è quello che giochiamo quotidianamente contro la nostra stessa autenticità. E la rubrica SpietataLente non può che registrarne l’assoluto valore espressivo.
Altre canzoni nete dai testi di questo programma radiofonico scritte da Emanuele Conte
Sangue freddo e pentimento
Versione in lingua inglese: Cold blood and repentance
Una canzone sulla malvagità di certi rapporti di coppia – I tuoi temporali versione blues
I tuoi temporali versione classic
Sono strano ma ti amo
Se ti interessa avere ulteriori informazioni sul Rolling Lives Project – il progetto delle vite rotolanti visita il sito web :https://rollinglives.com/


